Suite Paradiso - Silvia Cassioli - poesie e disegni

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Suite Paradiso

Suite Paradiso

da Folk Paradise

Tempesta d’amore
Addio carissimo!
ho fatto i bagagli
all’alba e adesso parto
per il beato nulla, il luogo
dove mia madre tace per sempre
dove ogni sera ciclicamente aspetto
davanti a una tv ronzante
la replica della mia puntata culminante.

Addio all’ospizio
È preparato da tempo il gran giorno
un banchetto con la tovaglia in punto e croce
bicchieri di carta, succhi di frutta, aranciata
il discorso ufficiale tenuto dal decano.
Si aspettano i parenti vestiti bene
chi porta una figlia, chi una sorella
il piazzale improvvisamente pieno di macchine
i cofani scuri che brillano al sole.
Le ragazze di qui si mettono le loro scarpe
una camicetta come tengono fuori
i capelli liberi da quelle orribili cuffiette
per un giorno sembra rientrare tutto nella normalità.
È un appuntamento fisso, cui altre volte ho assistito.
Porta con sé un’atmosfera di gioioso vitalismo.
Certe volte cade a primavera, altre in estate
e so che non è programmabile
comunque, per me, la mezza stagione è preferibile.

Il paradiso della massaia
Sarebbe una cucina senza fornelli,
un tinello senza tavolo,
un gabinetto senza wc.
Sarebbe una camera senza letti,
uno studio senza finestre,
una sala senza tv.
Per pulire tutto basterebbe un secondo:
una semplice passata
con un panno umido.

Il paradiso del pensionato
Ora che finalmente ho del tempo per me
non so chi sono per farcene qualcosa.
Mi volgo dunque a un bene generico,
con uno zelo appiccicoso, amorfo.
Ahimè, detto fra noi, preferirei
allenare i miei muscoli per l’inferno!

Il paradiso della puerpera
Latte febbre acido e sapone liquido
ripetizioni di formule in automatico
due occhi mi scrutano da un pozzo
c’è una sedia dove hanno messo un cuscino
dopo telefonano, è privo di senso
hanno mandato le piante, biglietti.

Il paradiso del diversamente abile
Dovrà essere largo e alto
chiaro e luminoso
aperto ai quattro venti
dove si possa andare avanti e indietro
in su e in giú, a destra e a sinistra
un posto dove, con o senza ali
si ascenda senza scale speciali.

Il paradiso degli over 80
Non si capisce perché sopra gli ottanta
neanche ti chiedono quello che ti aspetti dopo
proprio allora che cominci un minimo
ad averci le idee chiare. Dunque, per me
il paradiso è una cosa che sta ferma
come una biglia di vetro a fine corsa
che con il suo nucleo iridato
si arresta al cospetto di Dio.

Il paradosso dell’anoressica
Ero una ragazza normale
con il problema solito
che hanno le ragazze: mangiare.
Stilavo elenchi
di quello che mangiavo
e ogni giorno era una gara
per eliminarne una voce.
Ottenni di passare
da una 42 a una 38
poi mi ricoverarono
e non so bene
quello che successe
ma nel giro di poco
eccomi di qua.
Ci credereste?
La Madonna è una large
abbondante.

*
da La Piscina (vedi anche Swimming Paradise)


L’acqua della piscina è speciale.
La compongono cloro, ossigeno attivo,
alghicida, solfato d’alluminio, anticalcare,
repellente degli insetti. L’odore è assente.
Vi nuotano sconosciuti, seminudi
tutta gente che si trova per caso
riunita in una situazione estrema
e pronta a saltare nel vuoto.

Si nuoterà perché è bene
attraverso fasce di acqua piú fredda
contando le vasche avanti e indietro
sfiorando accidentalmente una parte
di un altro corpo immerso –
in breve sembrerà tutto privo di senso
si vedrà l’acqua che straborda oltre la bocchetta di mandata.

Sarà come un nodo alla schiena
che risale fino a chiudere il respiro
mentre si affastellano immagini delle cose
finora appartenute, ma passate.
I piedi spingeranno per emergere
le braccia si apriranno all’unisono.
Sarà distinguibile una voce di sotto
che con un tonfo d’acqua si avvicina.
Altri rumori saranno registrati, ma in maniera semicosciente.

L’immersione questa volta è graduale.
Prima i piedi, poi le cosce e le parti superiori.
Quando l’acqua arriverà allo sterno si sentirà un sacchetto
che si riempie d’aria e interiormente dilaga.
Si galleggerà con un senso ampio di leggerezza.
Si prenderà il largo senza un pensiero preciso
(a fianco sfileranno ombre di cui verrà registrato appena
il colore della cuffia, l’ingombro delle spalle
ma anche di tutto questo, come del resto, l’impressione sarà labile).

Tutte le cavità saranno colme d’acqua.
Mettendo giú la testa, risalendo con la testa
sembrerà di conciliare la parte comunicante
con la parte non comunicante.
Mentre sui perimetri trafficano con un retino
cercando di ripescare una vespa vibrante
stare nel centro di ciò che è.

Altri continuano a entrare e a uscire
spostando continuamente il baricentro delle cose
in un modo che il loro senso risulti
trasferito nel gesto immediatamente correlato
l’emersione dalla scaletta, l’immersione tramite
scaletta – con un’impressione
di perdita incontenibile:
dentro e fuori, fummo e saremo.

Com’è vero che si muore, galleggiare.
Tendere in su, promuovere la vita.
Tutto si regge senza interessamento della volontà.
Allargare le braccia, darsi alla superficie  
ora che una sagoma grava sull’acqua
con una massa scura
We are the Champions, my friend.

Sarà come tuffarsi piano.
Calarsi a fondo senza resistenze
assecondando un movimento spontaneo
che risulta essere già noto
e stupendosi di questo mentre accade.
Sollevare una massa enorme, ma facilmente.

 
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